Creato a Lodi il superkit che salva i kiwi dai batteri
24.05.11 - Lodi - Da qualche tempo le macedonie e le crostate di frutta colorate sono a rischio. Il batterio Pseudomonas syringae sta infatti minacciando la crescita del kiwi, che rappresenta per l'Italia una produzione di punta. Può sembrare strano ma il nostro Paese è il secondo produttore al mondo dopo la Cina (con 430mila tonnellate il 65% di tutti i kiwi prodotti nell'emisfero Nord) e la malattia sta mettendo in ginocchio il settore.
Ma una soluzione arriva da Lodi, dove ha sede il Parco Tecnologico Padano, centro di ricerca che collabora con diverse facoltà di studio e istituti specializzati e ospita, al suo interno, anche delle società spin off di università italiane. Una di esse, la Ipadlab, ovvero International Plant Analysis and Diagnostics ha messo a punto l'unico kit esistente di biologia molecolare che consente di individuare in tempi rapidi se una pianta è stata attaccata dalla batteriosi oppure no.
Una scoperta davvero fondamentale, visto che al momento non esistono cure per la malattia e soltanto riuscire a riconoscere le piante colpite e ad estirparle in fretta permette di salvare intere piantagioni. "In questo momento la pandemia è ormai dilagante - spiega Camilo Gianinazzi, amministratore delegato di Ipadlab - e quindi poter intervenire velocemente per eliminare le piante malate risulta determinante. Il nostro è il primo kit di questo genere immesso sul mercato, che ha ottenuto validazione di opinion leader mondiali e il marchio di riconoscimento".
Per questo la Ipadlab lo sta commercializzando in tutto il mondo, dalla Cina alla Nuova Zelanda, dal Cile alla Francia passando, ovviamente, anche per l'Italia. "Con il nostro kit proponiamo due tipi di controlli sulla pianta - chiarisce Gianinazzi - si può prendere la foglia, omogeneizzare la polpa, metterla su una piastra e fare una reazione di biologia molecolare in laboratorio che identifica il batterio, ma in questo modo per avere un risultato servono dieci giorni. L'alternativa è un altro kit proposto da noi, che ha dentro tutti gli elementi. Una specie di tubo, in cui si inserisce la foglia e nell'arco di tre ore si scopre se la pianta da cui è stata presa è ammalata oppure no".
Il singolo kit costa dai 3 ai 5 euro a seconda del tipo di reazione richiesta, ma data la diffusione della pandemia i coltivatori giudicano la spesa più che accettabile. "Adesso va fatto l'esame ad ogni pianta - sottolinea Gianinazzi - ma stiamo studiando un sistema per compiere analisi per raggruppamenti di dieci piante. In questo modo i coltivatori possono anche accedere a una certificazione della qualità della loro produzione". Un risultato tutt'altro che banale per la socità che conta cinque ricercatori come soci fondatori ma si avvale di una squadra di una decina di esperti e nella sede del Parco Tecnologico Padano, in collegamento con l'Università statale di Milano, promuove ricerche ad ampio raggio nella biologia molecolare.
(Fonte: Caterina Belloni - Corriere della Sera)





